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Settimana Santa in Puglia

Venerdì 30 marzo 2018
Ore 10.00

Una chiesa: San Basilio Magno. Il centro di una Puglia un po’ insolita: Troia. Giubbotti arancioni e croci e qualche piede in catene che scende dal sagrato. Sono un po’ confusa, inizialmente.

Quando ho deciso di partecipare al Daunia Press Tour, non sapevo cosa aspettarmi. Sono per metà pugliese ma ammetto di non conoscere il Foggiano. La provincia più a nord del tacco d’Italia è stata snobbata per anni, a favore di altre zone salite ultimamente alla ribalta.

Arrivo giovedì sera ma la Pasqua troiana comincia per me venerdì mattina. San Basilio Magno e piedi incatenati, dicevamo. Escono cinque uomini nascosti da un cappuccio e vestiti di bianco. L’inquietudine di questa visione è stemperata dalla luce del giorno: sono le 10.00 e il rumore delle catene che strisciano sul selciato è in pendant con il vocio di adulti e bambini che seguono la processione.

Croce dipinta per la processione delle catene di Troia

Croce dipinta

Una processione penitenziale: gli incappucciati espiano peccati dalla notte dei tempi. Le croci che portano sulle spalle, infatti, vengono tramandate da padre in figlio dal 1702. Croci non solo fisiche ma anche simboliche: il peso appartiene più alla collettività che al singolo.

Sono il primo e l’ultimo figlio maschio appartenenti a cinque famiglie del paese a portare avanti la tradizione. “Si tratta di regole non scritte” – così mi racconta un penitente a distanza di due giorni. “Le catene e la croce, però, sono due cose distinte” – prosegue – “perché, in realtà, sono due le processioni: quella delle catene della mattina; la sera, invece, usciamo a volto scoperto con un altro camice”.

Avverto delle fitte al petto che conosco ormai da tempo. Una parte di me – una parte arcana – si collega all’istante al sacro e alla bellezza. I riti mi riportano ai bisogni primari dell’essere umano, primo fra tutti quello di avere fede in qualcosa.

La litania intonata a inizio processione e il ritmo delle catene, talvolta interrotto dal loro incastrarsi tra una pietra e l’altra, impone silenzio agli astanti. Si percepisce l’attesa di quello che verrà: alle 15.00 scocca la funebre ora ma è di sera che la tristezza prenderà definitivamente corpo.

Catene legate alle caviglie di un penitente della processione delle catene a Troia

Le catene dei penitenti

Ne approfitto per osservare il paese, le cui vie si aprono a tratti sui Monti Dauni, dominati dalle pale eoliche. È il forte vento di ogni sera a farmi capire il perché della loro presenza. Una bora tutta pugliese, che richiede abbigliamento pesante e mani ad artiglio su sciarpe e cappelli.

Seguo gli incappucciati solo per un tratto, per poi salire all’ultimo piano del municipio di Troia. Una posizione privilegiata, che mi permette di osservare la processione dall’alto. È il rumore della fereraglia, anticipato da quello delle trocchiole (antichi strumenti in legno), a farmi prendere posizione sul davanzale. Gli schiamazzi dei bambini sembrano terminati.

Mi chiedo se non sia necessario allenarsi per trascinare 30 kg di peccati per gamba, separati dalle caviglie da un panno. “La nostra preparazione è una preparazione legata solo alla fede”. Così risponde ai nostri dubbi il penitente. Chissà cosa prova mentre cammina, se liberazione sia la parola giusta. Credo che poche altre persone possano sentire la Pasqua con uguale intensità: come Gesù, infatti, il penitente vive la morte e la resurrezione, anche se solo nello spirito.

Laddove, per molti, Pasqua significa uova di cioccolato e scampagnate, per gli abitanti di Troia e per coloro che incarnano un rito che va avanti da secoli, si tratta di qualcosa di diverso.

Ma perché camminare incappucciati e non a volto scoperto? “La nostra vuole essere una processione attraverso la quale – per quanto sia abbastanza folcloristica – cerchiamo di fare un passo indietro. È bello che ci sia la processione, non i 5 penitenti”. Motivo per cui il mio “confessore” non vuole essere fotografato durante la nostra chiacchierata.

Penitenti della processione delle catene di Troia

Il Venerdì Santo di Troia: ore 15.00

Troia sembra il Far West. Non c’è anima viva in giro, a esclusione di noi blogger e giornalisti e delle nostre guide. Le 15.00 del Venerdì Santo appaiono per come dovrebbero: un’ora morta, scaldata dai raggi di un timido sole, che illumina il biancore di chiese e palazzi.

Ore 20.00

È a quest’ora che inizia il rito più partecipato e colorato del Venerdì Santo: la Processione dei Misteri prende vita a partire dalla celebre cattedrale di Troia. Ma quali sono questi Misteri? A rappresentarli, cinque gruppi statuari in legno: il Bacio di Giuda e la Cattura di Gesù nell’Orto dei Getsemani, la Flagellazione, la Coronazione di Spine, l’incontro con la Madre e la Crocifissione alla presenza di Maria e San Giovanni.

Il momento più suggestivo, per me, è l’uscita della Madonna Addolorata, portata in spalla da quattro portantini al suono della musica funebre suonata dalla banda del paese. Impossibile non identificarsi con lei.

Splendide le Arciconfraternite, vestite di colori diversi, le quali seguono la processione illuminata dalla luce di una strana luna. Fuori da alcune finestre, delle lampadine che si accendono al passaggio dei carri. La voce del prete echeggia per il paese grazie a un altoparlante.

Domenica 1 aprile
Ore 18.00

Il pomeriggio della domenica di Pasqua è flagellato dalla pioggia. La Processione del Bacio tarda e la piazza gremita di persone freme nell’attesa.

Io sono appollaiata sul balconcino di una casa, consapevole che da questa posizione vedrò arrivare Gesù. La Madonna, invece, sbucherà alle mie spalle. Figlio e madre si incontreranno e il primo bacerà i piedi della seconda in segno di eterna devozione.

Il rosone della cattedrale è illuminato da un tramonto di fuoco. Il silenzio, a pochi istanti dall’arrivo delle due statue lignee, diviene quasi surreale.

I due protagonisti della scena si avvicinano e allontanano per due volte. Al terzo incontro si riconoscono e finalmente avviene il Bacio tra gli applausi degli astanti e la musica allegra, prima di entrare in chiesa per la messa pasquale.

Gesù e la Madonna nella processione del Bacio di Troia

Processione del Bacio

Non ho mai visto nulla di più realistico. Le statue sembrano in carne e ossa e il Bacio è tangibile, da pelle d’oca.

Il paese si riversa in cattedrale, dopo aver assistito a un rito forse importato dall’Abruzzo. In passato, del resto, vi erano rapporti tra le due regioni per via delle transumanze.

Me ne vado a cuore pieno, sperando che le tradizioni non si perdano con il passare del tempo. Perché se c’è qualcosa da preservare è proprio il senso della comunità, che emerge potente durante questi tre giorni pugliesi.

Il lunedì sera, infatti, Troia si svuota: i pugliesi accorsi a salutare le famiglie e ad assistere ai Misteri possono tornare nelle loro città di adozione.

A proposito dell'autore

Roberta, professione travel blogger. Per me viaggiare significa uscire di casa e guardare il mondo con gli occhi di una bambina. Ecco perché qui leggerete di luoghi e di emozioni. Itinerari, consigli e - soprattutto - vagabondaggi...

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31 Risposte

  1. Pietrolley

    Ho seguito il tuo blogtour e sono rimasto colpito da questo rito particolare.
    Come hai detto tu, per me Pasqua è sempre stato sinonimo di uova, regali, pranzi familiari.
    Comunque, oltre a questo, ho notato che Troia è un bellissimo borgo pugliese!

    Rispondi
  2. Anna

    Che curiosi questi riti e altrattanto curioso il tuo viaggio. Troia non la conoscevo, ma dalle foto mi incuriosisce molto come cittadina. Hai trascorso una pasqua diversa dalle solite, no ovetti e colombe ma tanta tanta tradizione

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  3. marina

    La Pasqua è una di quelle festività religiose alle quali non sono molto attaccata, ma leggendoti e scoprendo il riti della città di Troia mi hai fatto quasi incuiriosire!

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  4. Marina

    E così dopo aver visto le tue foto in diretta ora leggo il resoconto. Queste manifestazioni di devozione mi emozionano tantissimo, vi sento dentro tanto ardore, tanta sincerità, tanta storia. Meritano rispetto, conoscenza e ammirazione.

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  5. Giulia

    Questa rappresentazione è davvero super realistica e, come tutte le tradizioni, mi piacerebbe un giorno vederla di persona!

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  6. Chiara

    Ciao Roberta ho seguito il tuo viaggio sui social! Mi hai fatto appassionare. Non sono credente ma queste tradizioni sono molto suggestive ed è bello conoscerle!

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  7. Rocio

    Rimasta particolarmente colpita da questo rito spirituale!! Non ne sapevo l’esistenza e sono molto curiosa di poterlo vedere di persona!!!

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  8. iltuopostonelmondo

    Ti ho seguita nei vari social durante questo evento ed ero curiosa di saperne un po’ di più… le tue foto mi avevano molto colpito.
    Ho percepito le sensazioni di questo rito, davvero molto toccante.

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  9. Krizia Ribotta Giraudo

    Ho seguito questo blog tour a cui avevo anche mandato la candidatura… questo della Settimana Santa è molto simile a quello che si tiene dalle mie parti, a Revello, con la famosissima Passione.

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  10. consuelo gennari

    I riti tradizionali della settimana di Pasqua sono qualcosa di incredibile! Forse l’Italia è uno dei pochi paesi in cui c’è una tradizione così forte

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  11. Giulia

    Sono atea ma trovo queste manifestazioni davvero affascinanti, mi rimandano a un mondo lontano e anche un po’ tribale, ovviamente inteso con accezione positiva. Davvero bel post!

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  12. Valeria

    Queste processioni e cerimonie sono una ricchezza culturale che dovrebbe essere salvaguardata. Mi ricordano le processioni religiose a cui ho assistito in Sicilia. Per quanto io non sia credente provo molto interesse verso queste cerimonie. Davvero interessante!!

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  13. Silvia

    la rappresentazione deve essere super emozionante e, nel mio caso, visto che sono molto emotiva, magari piangerei anche. E’ curioso come ad esempio anche qui in Spagna la tradizione pasquale si senta molto di piu’ al sud. Anche la si hanno dei rituali simili..

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    • Roberta Isceri

      Hai ragione: il sud è quasi sempre più spirituale (chissà perché questo vale quasi ovunque!). Brava: anche io sono emotiva e ho rischiato di piangere. Che poi che male ci sarebbe?

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  14. Chiara

    Ho seguito con piacere il tuo itinerario in Puglia, chissà che prima o poi non riusciamo a farne anche uno insieme?!? 😉

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