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La versione di Roby

Piccola premessa: è meglio che tu sia in una sorta di stato di grazia, se decidi di andare al Pantheon. Perché devi sapere che quasi sempre lo troverai pieno zeppo di turisti. E se, come me, non sei un amante della folla, armati di pazienza e di una buona dose di tolleranza, affinché le voci urlanti di ragazzini in gita non offuschino la bellezza di quanto sta per aprirsi davanti a te. 
Sei su Via della Palombella, alle spalle di quello che fu il tempio di tutti gli dei. 

Via della Palombella

Osservi le rotondità del retro, pensando che siano parte del grandioso monumento. E invece no: trattasi della basilica di Nettuno,costruita precedentemente da Marco Vipsanio Agrippa in onore del dio del mare.
 
La basilica di Nettuno, dietro al Pantheon
Quante cose si scoprono dopo anni di vita metropolitana … Mentre osservi i meravigliosi capitelli, cominci già ad avere le scalmane per il viavai di gente, che rende claustrofobica una via altrimenti deliziosa. Decidi di mantenere la calma, sapendo che ben altra calca ti aspetta di fronte all’ingresso di quella che i Romani chiamano Rotonna
 
Un lato del Pantheon
Ci sei. Ogni volta che ci passi davanti, ti chiedi come sia possibile una tale bellezza. Il Pantheon è lì per dirti che ciò che hai studiato sui libri di scuola non è pura invenzione. Guardi la forma triangolare del frontone, sui cui campeggia il nome di Agrippa, nonostante l’opera architettonica, come la vediamo oggi, debba la sua esistenza all’imperatore Adriano, l’illuminato. 
 
Il frontone
C’è uno strano odore di fogna … Qualcuno ti spiega il perché: il Pantheon sorge nella zona più bassa della città. Quando, durante l’antichità, il Tevereesondava, erano problemi per il sistema fognario. Ecco quindi spiegati i buchi ai tuoi piedi: l’importante era far defluire il tutto. 
Una guida turistica urla alle tue spalle, il cocchiere di un’anacronistica carrozza ti chiede di spostarti per farlo passare insieme al suo cavallo dalle orecchie bardate di giallo, mentre un improbabile gladiatore cerca clienti. E tu lo sai: stai per impazzire. 
 
Un gladiatore in attesa di clienti
-Silence, please- ammonisce una voce registrata. Sei finalmente dentro e il chiasso dei turisti sembra aver dato retta alla solenne richiesta. Tiri un sospiro di sollievo, volgendo gli occhi al famoso oculo.
 
Il famoso oculo
La cupola è a cassettoni, una strategia per alleggerirne il peso, che poggia su una struttura mastodontica. Inutile ripeterlo: il Pantheon è un raro esemplare di perfezione architettonica. 
 
Soffitto a cassettoni
Oltre alle misure (l’altezza dell’edificio è uguale al suo diametro), ti colpiscono il pavimento marmoreo, l’alternanza geometrica delle nicchie, le colonne e la tomba di Raffaello, su cui è incisa la frase (da pelle d’oca) di Pietro Bembo:
 
«Ille hic est Raphael timuit quo sospite vinci
Rerum Magna parens et moriente mori»
Di chi, oggi, si può dire: “Qui giace quel Raffaello, da cui, vivo, Madre Natura temette di essere vinta e quando morì, [temette] di morire [con lui]”?
 
Tomba di Raffaello
Gli stimoli sono infiniti ma, tra una spinta e l’altra, il nervosismo sale alle stelle. Esci, mentre il suono di una chitarra elettrica si fa sempre più insistente. Apprendi che Piazza della Rotonda fu, durante il Medioevo, sede del mercato e i bollori si placano al pensiero che, in effetti, è per questo che nel mondo esistono le piazze, affinché le persone si incontrino, a dispetto delle intolleranze altrui (mie, in questo caso).
 
Piazza della Rotonda
Arrivi in Piazza di Santa Maria Sopra Minerva, proprio dietro al sedere dell’elefante che regge l’obelisco egizio. 
 
Il sedere del porcino della Minerva
Tralasci la basilica, per questa volta, e ti concentri sugli aneddoti, religiosi e non: l’elefante è conosciuto come Porcino della Minerva, a causa della sua somiglianza con un piccolo suino. Ma la notizia più assurda è quella sul sedere berniniano dell’animale: pare che la sua posizione, alle spalle dell’ex convento dei Domenicani, non sia casuale… Troppe le battute da fare ma lo spazio è quello che è. 
 
Ancora l’elefantino o porcino della Minerva
Prosegui e arrivi in Via del pie’ di marmo, dove troneggia un grosso piede marmoreo, appartenuto a una statua colossale: qui sorgeva l’Iseo Campense, il tempio egizio più antico di Roma, dedicato alle divinità Isidee Serapide. Gli indizi della commistione tra la Roma antica e l’Egitto sono sparse qua e là, quasi a volersi rivelare solo a occhi attenti.
 
Il piedone di via del pie’ di marmo
Cammini ancora. Adesso hai fretta ma vuoi dare uno sguardo ad altre due testimonianze: il gatto dietro a Palazzo Grazioli e la Madama Lucrezia (Piazza San Marco), quest’ultima rappresentante Iside o una sua sacerdotessa.
 
Gatto sul cornicione di Palazzo Grazioli
Madama Lucrezia, Piazza San Marco
E sei fai ancora qualche passo arrivi ai piedi della scalinata del Campidoglio, dove dominano due leoni, copie di originali sempre appartenenti all’Iseo Campense.
 
Leone sinistro ai piedi della scalinata del Campidoglio
 
Leone destro ai piedi della scalinata del Campidoglio
 
È sera, devi tornare a casa e Piazza Venezia è più trafficata che mai. Ma affascinante come pochi luoghi al mondo. E mentre sgambetti velocemente, bofonchiando parole poco carine per la premura e promettendoti che approfondirai il lato egizio di Roma, ti dirigi verso la metro osservando il Colosseo su cui, in lontananza, sta calando dolcemente il sipario.
 
Piazza Venezia
 
rob.isceri@gmail.com
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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