Praga: la città delle sculture

Praga: la città delle sculture

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Praga è la città delle sculture. Non è necessario studiare per saperlo: basta camminare tra le sue vie per rendersi conto che l’arte, qui, è una cosa seria. L’antico e il contemporaneo si mescolano, dando a questa città dall’apparenza austera un’allure particolare.

Praga: le sculture di David Černý

La testa di Kafka

Una delle prime opere in cui mi imbatto è la testa di Kafka, scrittore praghese di cui sto per leggere “Lettera al Padre”, pronta a immergermi nella tristezza e nella rabbia del letterato.

Il controverso scultore ceco David Černý ha deciso di rappresentare il suo concittadino attraverso 42 strati di acciaio rotanti: il volto dello scrittore è alto 11 metri e si compone e scompone continuamente di fronte ai vostri occhi attoniti.

L’opera ricorda la celeberrima Metamorfosi – racconto che vede il protagonista alle prese con la sua nuova identità di immenso scarafaggio – per via dell’idea di cambiamento che trasmette.

Dove si trova? Sopra la fermata della metropolitana Národní, davanti al centro commerciale Quadrio.

Praga: testa di Kafka ripresa dal basso

La testa rotante di Kafka

I Miminka

Una sera, invece, passeggiando nel parco dell’isola di Kampa, mi ritrovo di fronte a tre enormi bebè dal volto tumefatto. Sono i Miminka, sempre di David Černý, che con i loro codici a barre a ricoprirne il viso vogliono lanciare un messaggio preciso al passante distratto: “Attenzione, ché ormai siamo solo numeri destinati al consumo. Lo capirete?”.

Se l’arte è e deve essere perturbante – così mi hanno insegnato a scuola – allora le sculture del celebre praghese hanno centrato l’obiettivo.

Torno l’indomani mattina per vedere gli inquietanti bambini bronzei sotto un’altra luce.

Due dei Miminka di Cerny a Praga

Due dei Miminka

Piss

Di fronte al museo di Kafka, invece, trovo due uomini intenti a… urinare. La particolarità di queste sculture consiste nel loro bacino mobile. A scultorei nudi maschili siamo tutti abituati. Non siamo abituati, però, a vedere il liberatorio gesto nella sua meccanica. Normale che i turisti che cirondano i pissing men ridacchino divertiti.

A proposito: l’acqua che fuoriesce dai nobili organi di Piss (questo il nome dell’opera) crea una pozza a forma di Repubblica Ceca. Significato criptico? Neanche troppo.

Piss: la scultura di David Cerny a Praga

Piss

Praga: le sculture dentro e intorno al Museum Kampa

I pinguini

Non so se definire sculture i pinguini gialli del Cracking Art Group; fatto sta che sulla Moldava, a due passi dai bambini di bronzo, campeggiano dei pinguini di plastica giallo fluo.

L’installazione è a opera del Cracking Art Group, movimento veronese nato con l’intento di cambiare la storia dell’arte, mettendo in evidenza lo stretto rapporto tra natura e cultura.

To crack, in inglese, significa spezzarsi, ma in chimica il verbo è utilizzato per spiegare il momento in cui il petrolio si trasforma in plastica, dunque il naturale in artificiale.

Cosa c’entrano i pinguini con Praga? C’entrano nel momento in cui li si considera come simboli ecologici: la continuità di questa specie, infatti, è condizionata dal problema del riscaldamento globale.

Vi avevo detto che austerità e ironia, a Praga, vanno di pari passo…

I pinguini gialli del Cracking Art Group

Pinguini gialli

Le sculture del museum Kampa

Sull’isola di Kampa si trova l’omonimo museo. Io ho visitato solo il cortile, ricco già di suo di sculture tutte da interpretare.

Tra queste, il Cavallo Rosso e Woman in the Sun di Eva Kmentova (foto di copertina), per citarne solo alcune. Ma ci sarebbe molto da dire su tutte, inclusa la rappresentazione di una donna curva su ste stessa, di cui purtroppo ignoro nome e autore.

La statua dell’armonia

“Se si riesce a creare armonia nella propria vita, questa entrerà nel vasto mondo”

Questa frase si trova ai piedi di un uomo in preghiera, mentre osserva Praga. Una statua che mi ha trasmesso grande pace e desiderio di tranquillità.

Statua dell'armonia a Praga

Statua dell’armonia

Le sculture senza nome

Un’altra statua di cui ignoro il nome è quella di una donna con lo sguardo rivolto verso il museo.

Il parco, a dicembre, è spoglio; una scultura isolata, quindi, crea una bell’effetto, sicuramente curiosità.

Questa donna mi suscita una strana emozione: mi identifico in lei e le giro intorno.

Sculture di Praga: statua di donna

Statua di donna

Praga: le sculture in giro per la città

Il Commendatore

Nella città vecchia c’è un’altra opera a dir poco perturbante: si tratta del Commendatore, un uomo senza faccia ricoperto da un mantello. L’autrice è Anna Chromy e così ha descritto quest’opera:

“Le cose che lasciamo dietro di noi come l’amore o capacità artistiche non sono materiali – nonostante questo rimangono. L’abito del commendatore è vuoto, il corpo è svanito”

Dove si trova? Davanti a Stavovské divadlo, in via Rytířská.

Statua del Commendatore a Praga

Il Commendatore

Il monumento a Jan Hus

Una volta in Piazza della Città Vecchia, non ho potuto non notare il grande monumento a Jan Hus, teologo boemo qui rappresentato con la pietra e il bronzo in stile Liberty.

Una statua-simbolo, ricoperta da un drappo scuro in alcuni momenti chiave della storia praghese: durante il Nazismo e, successivamente, per protestare contro l’invasione sovietica.

Monumento a Jan Hus

Monumento a Jan Hus

Ancora Kafka

Un’altra celebre statua di Kafka, a Praga, si trova alle porte del quartiere ebraico, precisamente vicino alla sinagoga spagnola: lo scrittore è stato rappresentato da Jaroslav Róna seduto sulle spalle di un grande cappotto privo di corpo.

Chi rappresenterà mai questo cappotto se non l’amato-odiato padre?

Statua di Kafka a Praga

Statua di Kafka a Praga

Le sculture del Ponte Carlo

Il ponte Carlo (Karlův most) deve il suo nome al re di Boemia e imperatore del Sacro Romano Impero Carlo IV, che lo fece costruire nel XIV secolo.

La prima cosa che noto, percorrendo i suoi 500 e passa metri, è il suo aspetto notturno. Mi spiego meglio: ci sono monumenti, secondo me, che vanno visti di giorno e altri di notte. Il ponte Carlo rientra nella seconda categoria: è al buio che dà il meglio di sé, non solo perché permette di ammirare Praga tutta illuminata ma anche (e soprattutto) per il suo aspetto gotico.

Le statue, già scure di loro, lo diventano ancora di più, trasformandosi in magnifiche ed eloquenti silhouette. Come ho già scritto nel post dedicato all’itinerario migliore, il mio preferito è il Gruppo scultoreo raffigurante San Giovanni de Matha, San Felice di Valois e il beato Ivan, opera di Ferdinand Brokoff del 1714.

San Giovanni de Matha, San Felice di Valois e il beato Ivan

San Giovanni de Matha, San Felice di Valois e il beato Ivan

Sono consapevole di aver visto un decimo, forse un centesimo delle sculture presenti a Praga. Questo significa solo una cosa: che dovrò tornarci per completare il mio tour artistico della capitale ceca.

6 comments found

  1. Anche noi eravamo rimasti colpiti dalla quantità di sculture in giro per la città; in particolare ci avevano colpito i bambini carponi e i pinguini di cracking art. Bella questa tua raccolta, mi ha fatto tornare in mente alcune cose che il tempo aveva un po’ offuscato.

  2. Cavoli i pinguini non li ho visti! Peccato, magari ci tornerò per la terza volta per cercarli, questa volta in inverno. Anch’io ho apprezzato tanto le statue

  3. Sono stata a Praga (una città meravigliosa) ma sai che non ho visto la maggioranza di queste sculture? Che sbadata! Spero di tornarci presto x rimediare😉

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