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Dieci giorni nei Balcani, seguendo un percorso dettato dal cuore: Spalato-Meteora. Dalla Croazia alla Grecia, attraversando Bosnia, Montenegro e Albania. Un viaggio dentro me stessa, che ricorderò a lungo.

Questo post è un riepilogo dei luoghi toccati, un sintetico itinerario che vi farà capire quanto ami i viaggi on the road e non usuali. Ci sarà tempo per approfondire.

Piccola premessa: sono una ritardataria. Quando si tratta di organizzare un viaggio, mi riduco quasi sempre all’ultimo. Il fatto è che sarei dovuta andare in Sri Lanka ma dei contrattempi non lo hanno più consentito. E allora ho dovuto trovare una meta che mi ispirasse altrettanto, non un semplice ripiego vacanziero.

No all’isola greca dell’ultimo minuto, no alla Sardegna, no a una Cuba last minute. Ho preferito attendere qualche giorno e l’ispirazione non ha tardato troppo ad arrivare. Del resto, il viaggio del 1992, quello che feci con la mia famiglia a bordo di un Fiat 238 rosso, è quello che mi è rimasto più impresso. E luce fu: i Balcani!

Nel 2018, però, ho voluto fare qualcosa di diverso…

Balcani on the road: Ancona-Spalato

Campanile della cattedrale di Spalato visto dal basso

Il campanile della cattedrale di Spalato

Amo viaggiare in traghetto. Amo staccarmi dal porto sicuro e trovarmi, l’indomani, in un altrove sempre diverso. Io e l’altra metà del blog siamo partiti poco prima della mezzanotte dal capoluogo marchigiano e arrivati a Spalato a un’ora decente del mattino.

Mi piace e non mi piace fermarmi in un luogo solo per un giorno. E poi Spalato è così bella e sorprendente che dormici una notte è quasi un sacrilegio. Allo stesso tempo, mi piacciono le piccole follie che rendono viva la vita: svegliarsi in un posto, pranzare in un altro, cenare in un altro ancora. Tutto dipende da cosa mettiamo noi nel viaggio e non sempre dobbiamo essere perfezionisti quando ci accingiamo a scoprire qualcosa. Perché – sarà una banalità – il luogo siamo noi.

Ed ecco Spalato, città che coincide con il Palazzo di Diocleziano.

Una Roma concentrata in un piccolo spazio.

Sono subito entrata in empatia con la città. Le sue vie lastricate sono eleganti, piene di negozi e ristoranti curati. La luce è quella dell’Adriatico: pacata, giallo pastello. Il turismo è massivo ma meno che in altre località croate.

Per pranzo, abbiamo fatto sosta da Dujkin Dvor, trattoria trovata per caso, distante dal lungomare più frequentato. Qui, una cameriera quasi teutonica mi ha portato pesce San Pietro circondato da bietole e patate. Ottimo!

Il pomeriggio avevamo necessità di farci un bagno. Dovete sapere, infatti, che il mio primo bagno al mare, quest’anno, è stato il 12 agosto (in coincidenza con il mio arrivo in Croazia). Osceno, vero? Mi sono fatta suggerire dalla proprietaria dell’appartamento una spiaggia carina e non troppo affollata: direzione Kasjuni Beach!

Nulla di esaltante: si tratta di una spiaggia piccola, ciottolosa ma dal mare trasparente. Qui ho trovato la pace dei sensi per qualche ora, prendendo il sole e rilassandomi all’ombra delle tamerici.

Nel pomeriggio, è arrivato il vero colpo di fulmine: l’incontro con il Palazzo di Diocleziano. Stiamo parlando di uno dei monumenti romani meglio conservati al mondo! L’ingresso coincide con una sorta di bazar, che ti disloca con l’immaginazione in un luogo da Mille e una Notte.

Balcani: ragazza con cappellino nel palazzo di Dicoleziano

Il mio colpo di fulmine

Il palazzo è un imponente quadrilatero e la cosa abusivamente interessante – a partire dal bazar – è che gli abitanti della città hanno adattato gli spazi ai loro bisogni. Solo una parte della villa imperiale è destinata alle visite a pagamento: in queste stanze misteriose e illuminate qua e là dalla luce naturale che arriva da grossi squarci nelle mura, cammini senza disturbare presenze che non ci sono più ma si sentono.

L’adattamento è avvenuto così: il mausoleo imperiale è diventato l’odierna cattedrale, il peristilio la piazza. Tutto il resto è venuto da sé.

Gatti pigri e un po’ padroncini, palme e la luce del tramonto che arriva a dare spettacolo. Non c’è spazio, a Spalato, che sia tenuto vuoto. In questo, ricorda molto Venezia e Istanbul. L’atmosfera arabeggiante della città è tangibile, anche nella sua organizzazione.

L’architettura romana esplode nel Pantheon (ebbene sì: ce n’è uno anche qui) e i suoi attuali costumi nella figura dei gladiatori che si fanno le foto con i turisti (gli orientali sono in prima fila).

Dopo essermi riempita di tutte le sfumature del crepuscolo e aver sorseggiato una centrifuga anguria e zenzero osservando i traghetti che sembrano approdare direttamente in città, mi sono diretta a Ulica Kralja, uno degli ingressi più belli alla città-palazzo. Qui sorge la colossale statua di Gregorio di Nona, vescovo croato. Ho toccato il suo alluce, perché si dice porti fortuna.

Cena frugale in centro e nanna: la giornata è stata intensa e stancante.

La mattina dopo, colazione e via a visitare la bella e piccola cattedrale, quella che un tempo era il mausoleo. Impagabile, all’uscita, bere un caffè seduti sui gradoni: il bar di fronte vi ha disposto dei cuscini, come se si trattasse di sedie di proprietà. E insomma, Spalato la si prende così, nel suo vivace mix di architettura e disordine, abusivismo e creatività.

A quest’ora la città è splendida: i pavimenti lucidi e i pochi turisti, soppiantati dai locali che vanno al mercato del pesce. Il momento di partire per il mio on the road nei Balcani è arrivato però: mi attendono due ore e mezza di macchina per Mostar.

Spalato – Mostar

Il mare trasparente di Jesenice

Jesenice: la bellezza

Per arrivare nella città bosniaca ho preso la via che costeggia il mare, quella che passa da Omis, dove mi sono fermata per evitare una lunghissima coda e farmi un altro bagno.

Una spiaggia bianca e azzurra, con il sole e il vento più belli di tutti il viaggio.

Una spiaggia non visibile dalla strada e quindi, per me, ancora più preziosa. Ma il punto forte di questa sosta è stato il pranzo: una tagliata di tonno con i piedi immersi nell’acqua di una piccola piscina. Object Amfora è un bar circondato proprio da piccole vasche in cui sono stati messi tavolini e sedie di plastica. Una goduria!

Ragazza che legge un menu in un bar

Relax assoluto

Poco prima di salire in macchina e proseguire il mio on the road nei Balcani, ho fatto un’ultima passeggiata sulla spiaggia, lasciandomi cullare da questa bellezza croata.

Inutile dirvi che il mio percorso verso la Bosnia è stato pieno di soste soleggiate e ariose: i panorami, soprattutto all’inizio, sono spettacolari!

Ma eccomi al confine. E mentre sto per parlarvene, mi rendo conto che non ho fatto ciò che mi ero ripromessa: sintetizzare il mio itinerario.

Allora sapete che faccio? Qui sotto vi indico i punti che toccheremo nei prossimi articoli sui Balcani veri e propri. Siete d’accordo? 😉

Bosnia

  • Medjgugorie
  • Mostar
  • Blagaj
  • Pocitelj
  • Stolac

Montenegro

  • Cattaro
  • Sveti Stefan

Albania

  • Berat
  • Ksamil

Grecia

  • Igoumenitsa

Ebbene sì: ho cambiato l’ultima tappa. Mi piace fare così quando viaggio!

 

Dove ho dormito a Spalato

Appartamenti Lipa, in pieno centro storico.

 

 

 

 

 

 

6 Risposte

  1. Monica

    Stavo aspettando il tuo racconto sui Balcani. Seguendoti sui social avevo già percepito l’intensità di questo viaggio e anche qui le emozioni non sono mancate.

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  2. Simona Pasquino

    Credo che chiunque intraprenda un viaggio nei Balcani lo faccia con la consapevolezza della valenza storica che hanno quei luoghi così come del bagaglio emotivo ad essi collegato. Ed infatti non è una delle mete più comuni. Per un attimo ho temuto che raccontassi tutti i 10 giorni in un post! Invece vogliamo viverlo lentamente questo on the road!

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  3. Paola

    Amo scoprire la mia città natale Roma ovunque nel mondo e Spalato è nella mia lista delle scelte da fare per la prossima estate. Mi sono convinta ancor di più quando ho letto del Pantheon, ci andrò sicuramente.

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