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Roma ha gli sbalzi d’umore: è possibile passare da una stagione all’altra nell’arco di pochi minuti. Come è avvenuto oggi: esci di casa che è autunno e ti ritrovi al Teatro Marcello in maniche corte.

La Garbatella era tutta una pozzanghera e foglie che cadevano sull’asfalto bagnato, formando una poltiglia informe, di quelle che si appiccicano irrimediabilmente sotto le suole delle scarpe.

Foglie e asfalto bagnati sulla Circonvallazione Ostiense

Foglie e asfalto bagnati sulla Circonvallazione Ostiense 

Attendi l’autobus, che fatica a spuntare all’orizzonte, mentre la Circonvallazione Ostiense è più grigia che mai.

Non fa freddo. Al contrario: questo tempo pare tirar fuori un caldo insano, che si mescola a quello dell’asfalto, percorso da milioni di ruote in corsa.

Poazzanghere

Pozzanghere

Tu sei dotata di una giacchetta di ecopelle, che ti porti dietro senza troppa convinzione: non sei ancora pronta per l’esplosione dell’autunno, stagione meravigliosa e malinconica.

Ma Roma ti soccorre, con i suoi repentini cambi climatici più tropicali che mediterranei: scendi al capolinea, proprio di fronte al Teatro di Marcello, e ti trovi in un altro luogo. L'attenzione si sposta dal suolo inospitale a un cielo sorprendentemente terso.

Sscooter che passa davanti al Teatro Marcello

Teatro Marcello

Prima di passeggiare intorno al Teatro Marcello, ti spogli della giacca divenuta pesante e decidi di prenderti un caffè e la prima arrabbiatura della giornata in un bar nei paraggi: la signora della cassa, vedendo che hai una macchina fotografica al collo, ti chiede un euro (cosa assai rara a Roma). Arrivata al banco, ti accorgi che i clienti abituali sfoggiano uno scontrino da ottanta centesimi ma tu non dici nulla e vai a consolarti altrove. La capitale è anche questo, purtroppo.

Preferisci volgere lo sguardo verso le magnificenti colonne di marmo bianco, che più tardi apprendi essere parte dell’ormai scomparso Tempio di Apollo Sosiano.

Colonne del tempio di apollo sosiano

Ex Tempio di Apollo Sosiano

Accanto sorgeva invece il Tempio di Bellona, di cui oggi rimane qualche resto, che riposa placido sull’erba (Bellona era la dea della guerra e si pensa che il termine “bello” lo si debba proprio a lei).

Fai uno sforzo con la fantasia per cercare di ricostruire l’ambiente in epoca augustea, quando il completamento del teatro venne preso in mano dal magnanimo imperatore, insieme al rifacimento dei templi circostanti.

In effetti l’archeologia prevede una buona dose di immaginazione, perché è solo con quella che puoi sentire gli odori e i rumori, compreso il chiasso degli spettatori di un’epoca ormai remota.

Purtroppo in questa giornata non puoi entrare nella zona archeologica del Teatro Marcello e allora ci giri intorno, in direzione del Tevere, dove scopri per la tua prima volta la presenza di un orso, simbolo della famiglia Orsini che, nel XVIII secolo divenne proprietaria del palazzo accanto al quale la statua si erge.

Un orso in lontananza, simbolo della famiglia Orsini
Un orso in lontananza, simbolo della famiglia Orsini

Meravigliosa Roma! Una delle poche città al mondo dove anche dopo cent’anni ti puoi rendere conto di non sapere nulla…

Basta fare ancora qualche passo e, mentre osservi delle ex mangiatoie di pietra dietro a un cancello di ferro, quasi non ti accorgi della sinagoga. Ed ecco che sei al Ghetto.

 

Ma è tardi e devi tornare a casa. 

 

– È già buio -, pensi mentre rimpiangi la duratura luce estiva e l’ormai prossimo termine dell’ora legale.

 

Ti accosti sul ciglio della strada, in attesa del tuo 716 e di andare a cena a Ponte Milvio.

Ma questa è un’altra storia. 

Alla fermata dell'autobus di Roma
Alla fermata dell’autobus

 

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