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Cornovaglia: le mie ultime tappe

Era da tempo che sognavo St. Ives. Esattamente, da quando avevo finito di leggere Momenti di Essere, di Virginia Woolf.

La grande scrittrice britannica parla a lungo delle sue vacanze estive presso quest’affascinante località di mare della Cornovaglia. Ricordi che hanno la dolcezza di quello che non c’è più.

Non tutti, forse, conoscete quella che è una delle mie scrittrici preferite di sempre. Chi ha letto i suoi romanzi, però, sa quanto la prematura perdita della madre abbia inciso sull’anima già profondamente sensibile dell’autrice. Le sue villeggiature a St.Ives erano per lei indelebilmente legate proprio alla figura materna.

Cornovaglia: il fascino di St.Ives

Torniamo al mio viaggio: il mio terzo giorno in Inghilterra decido di fare tappa a St. Ives per pranzo.

Cosa aspettarsi da questa cittadina?

Una spiaggia immensa avvolta dalla bruma e il mare sorprendentemente verde, a volte timido, a volte prepotente: come a Boscastle, St. Ives si trova sotto l’egida delle maree.

Gli abitanti e i turisti che camminano tra le barche appoggiate sulla sabbia sono una visione. E allora ti immagini merletti e crinoline, ombrellini da passeggio e i passi lievi di una sognatrice. Perché un paesaggio del genere non può non indurre sogni.

A colpirmi sono altre due cose: il turismo (di massa, purtroppo. Pare che gran parte dell’Inghilterra si riversi qui il fine settimana) e le persone raccolte in fondo ai moli per catturare i granchi. Adulti e bambini provvisti di secchiello e strani strumenti si fanno subito notare da me.

Il Minack Theater

Cammino per i vicoli di St. Ives, fermandomi in un ottimo ristorante dalle grandi vetrate e poi in un baretto caratteristico. Ma gli on the road sono tiranni, se si ha voglia di visitare tanti luoghi. Così, mio malgrado, mi alzo dal tavolino e mi dirigo al Minack Theater, che si trova di fronte alla baia di Porthcurno. Si tratta di un teatro costruito sul modello di quelli greci e romani e situato su un promontorio a picco sull’oceano.

Il Minack Theater è stato costruito per volere di un personaggio singolare, una tale Rowena Cade, di cui leggerete la storia all’ingresso di questo luogo ai confini di tutto. Rowena assistette a una rappresentazione all’aperto di “Una notte di mezza estate” e da lì l’idea di costruire un teatro per gli spettacoli estivi proprio sulla scogliera dietro casa sua (d’inverno, sarebbe impensabile).

Se devo essere sincera, nonostante la particolarità del luogo, qualcosa non mi convince. Sarà lo scimmiottamento dell’arte greco-romana, sarà per il risultato che reputo un po’ kitsch. Sarà il costo del biglietto. Insomma, nonostante le buone intenzioni, non sono in grado di apprezzare come vorrei.

Sia chiaro: è un luogo che va visto. Consiglio però di andare lì direttamente per una rappresentazione: immaginate di assistere a una tragedia greca di fronte all’oceano della Cornovaglia…

Il Minack Theater visto dall'alto. Cornovaglia

Il Minack Theater

Gita al faro: Godrevy Lighthouse

Per tornare a Virginia Woolf, mia adorata: posso non cercare il faro che ispirò “Gita al faro“? E così, chiedendo un po’ qui e un po’ lì, scopro trattarsi del Godrevy Lighthouse, a Gwithian Beach, non troppo distante dal Minack Theater.

Una volta arrivata sul posto (un grande prato a picco sull’oceano), mi rendo conto di trovarmi all’interno di una riserva naturale: diversi cartelli chiedono di non parlare a voce alta (che ingiunzione strana, per un italiano!), perché altrimenti la fauna locale, ivi incluse le foche monache, verrebbe disturbata.

Foche monache? Con un occhio tento di avvistarle, con un altro fisso commossa il faro, su un isolotto battuto dalle onde di questo tardo e uggioso pomeriggio. Quale emozione! Da sempre spirito solitario, mi sento in totale connessione con l’ambiente circostante.

I pochi turisti, prevalentemente del luogo, osservano silenziosi e rispettosi. Una famigliola, appostata sul ciglio di una roccia, guarda verso il basso. Mi avvicino ai quattro senza fare rumore ed ecco che, sotto di me, sguazzano prima una, poi due, poi una decina di foche! Mai viste in libertà… Devo dirvi davvero quanto sia speciale questo momento?

Purtroppo non ho un obbiettivo sufficientemente potente con me e quindi non riesco a fotografare questi affascinanti e simpatici mammiferi. Forse è meglio così.

 

I cieli plumbei, l’oceano, il mix tra selvaggio e prati all’inglese, tra infinito e raccoglimento: è questa completezza che fa della Cornovaglia uno dei miei luoghi preferiti.

Nessuna Inghilterra preconfezionata, niente foto da turisti tonti, solo la bellezza della natura, punteggiata da pochi pub, alberghi di campagna e cittadine dal fascino senza tempo.

La prossima volta vi racconterò l’ultimo pezzetto d’Inghilterra percorso durante il mio viaggio. Aspettatemi.

A proposito dell'autore

Roberta, professione travel blogger. Per me viaggiare significa uscire di casa e guardare il mondo con gli occhi di una bambina. Ecco perché qui leggerete di luoghi e di emozioni. Itinerari, consigli e - soprattutto - vagabondaggi...

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8 Risposte

  1. Simona Pasquino

    Devo dire che tutto sommato non mi sento in colpa per essere stata a St Ives senza aver visitato il Minack Theater, anche se, come scrivi tu, assistere ad una tragedia in uno scenario del genere rende la visita completamente diversa. Le foche io le ho viste a Tintagel 🙂
    Incredibile questa Cornovaglia!

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    • Roberta Isceri

      Incredibile e indimenticabile! No, tranquilla. Ci sono scenari migliori di quelli che ho trovato al Minack (per carità, sono splendidi), che non è poi così vicino a St. Ives. Dobbiamo tornare, Simo!

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  2. Laura

    Questa e’ l’Inghilterra che piacerebbe anche a me: selvaggia e con pochi turisti, il rumore del mare che ti fa compagnia. Se dovessi organizzare un on the road in Inghilterra passerei sicuramente da qui.

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  3. Sylvie e kate

    Sono totalmente in sintonia con tutte voi.sono proprio ora qui a saint ives con un amica e fra due giorni dovremo partire.sicuramente torneremo per rivivere queste forti emozioni

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