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La versione di Sa
Che il cielo stia al mare, come le stelle al sale? Su quella striscia di terra ce ne stiamo, in venti e poco più, seduti su seggiole come studenti senza banco. Disegniamo un semicerchio. Al centro il telescopio per catapultarci dentro alla volta celeste, e Oriano Spazzoli l’astrofisico che con allegra pazienza ci conduce. Dei miei compagni non conosco quasi nessuno, ma questa sera in salina ci rende tutti intimi e vicini.

È una notte fresca e umida di luglio, un venerdì. I suoni della auto e della città persistono inconfondibili ma oramai lontani. Le saline di Cervia fanno da contesto al viaggio di cui diventiamo noi i protagonisti. Con salvagente e caschetto, nell’ora del tramonto in barca elettrica abbiamo risalito uno dei tanti canali che conducono ai bacini da cui si estrae ancora il sale. In fila, a turno ci affacciamo al telescopio. Navighiamo nel cielo, prima diretti alla Luna con i suoi crateri, valli, monti e mari. Poi a Saturno e ai suoi cerchi. Infine ci troviamo nella Via Lattea e tra i suoi minuti granelli. Con semplici esercizi di osservazione (servendoci anche di una cannuccia), con Oriano impariamo a distinguere i pianeti dalle stelle. Ripassiamo insieme le costellazioni.


“Il telescopio è uno strumento di approfondimento per conoscere ciò che già si conosce” ci spiega Oriano mentre ci riporta alla memoria l’inventiva e le applicazioni galileiane. Nessun tecnicismo o spiegazioni troppo ardite a una platea abbastanza digiuna di cielo, che confonde l’astronomia con l’astrologia e che ha per soli bagagli nozioni scolastiche e ciò che negli anni ha raccolto per sentito dire e per curiosità. Pure lo scenario non è dei più indicati per osservare la volta, la luna è piena e luminosa e le luci della riviera rischiarano la notte. Poco importa. In questo palcoscenico composto da acqua, terra e cielo, Oriano fa parlare gli oggetti, aiutandoci a trovare le coordinate per poterli riconoscere e interpretare. Di questa visita notturna l’obiettivo è fare esperienza. Del cielo, ovviamente, e attraverso questo – si intuisce dalle parole di Oriano – della nostra storia.

L’ora e mezza ha un andamento circolare
. Oriano ci saluta come ci aveva accolto all’inizio, con dei racconti o degli stralci (ci spostiamo dai Cento anni di solitudine di Marquez alle Città invisibili di Calvino fino a Rino, ripescato dai ricordi lontani e al calzolaio Gianni che fabbrica scarpe per camminare tra le stelle, opere dello stesso astrofisico).

Venerdì prossimo per Oriano e le saline un nuovo appuntamento
. Ancora un gruppo batterà lo stesso sentiero.
foto di Sara Aguzzoni
Al tramonto, sulla barca elettrica diretti al telescopio. Saline di Cervia, luglio 2013

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