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Oggi entriamo in punta di piedi in Montenegro, lembo d’Europa di cui ho amato da subito natura e colori. La natura vertiginosa delle Bocche di Cattaro; i colori: quelli del tramonto – di una sfumatura violacea difficile da riproporre – e del mar Adriatico, che in questo punto profuma di fresco.

Sono passata dal verde bosco della Bosnia all’idillio di villaggi come Morinj e Perasto, che mi hanno accompagnata dolcemente nel mio lungo on the road che si è concluso in Grecia.

Mi sono fermata solo tre giorni in Montenegro: tre giorni sufficienti a farmi innamorare degli isolotti che affiorano a pelo d’acqua, dei fiordi e della città di Cattaro. Perché quella su cui mi sono concentrata io è sicuramente la zona più emozionante di questo paese.

Viaggio in Montenegro: Cattaro

Tramonto sulle acque di Morinj

Tramonto a Morinj

Ho optato per due notti a Kotor (questo il nome di Cattaro in serbo montenegrino), dove mi sono lasciata andare all’intuito, senza percorsi precostituiti. Non ho voluto sapere nulla, in anticipo, che riguardasse la sua storia, le chiese e i popoli che l’hanno abitata. Forse stanca per l’intensa esperienza bosniaca, ho delegato al Montenegro la possibilità di inebriarmi.

Ho fatto colazione al bar, sapendo che qui, come in Bosnia, servono solo da bere: cornetti et similia devi comprarli a parte, in una delle tante panetterie del centro.

Il profumo di pane appena sfornato mi ha accompagnata tra i vicoli pietrosi della città, di giorno svuotata dalle orde di turisti.

Ho osservato, en pessant, l’architettura veneziana dei palazzi.

Con la stessa noncuranza di chi è stanco, non sono entrata nella cattedrale di San Trifone, limitandomi ad ammirarne l’esterno per ore, seduta al tavolo di un ristorante. Qui ho ascoltato i miei vicini parlare del terremoto del 1667, che rase al suolo gran parte di quella che oggi sembra una bella costruzione dal passato non troppo difficile.

Ho girato intorno alla Collegiata di Santa Maria, una chiesa che per gli italiani è un déjà-vu, tanto è simile alle nostre.

Insegna di un negozio di souvenir a Kotor

Centro storico di Kotor

Sono entrata e uscita più volte dai vari ingressi della città, circondati dall’acqua verde bottiglia del fossato.

E poi sono salita sulla montagna di San Giovanni, faticosissima scalata che mi ha permesso foto incantevoli dall’alto. Ho seguito, con il mal di ginocchia, il tracciato delle fortificazioni di origine illira ma rimaneggiate da tutti i popoli successivi, veneziani inclusi. Mi sono fermata a ogni terrazza, a ogni angolo non gremito di persone, cercando – a fatica – di non terminare la prima bottiglietta d’acqua e riservandomi la seconda per la vetta.

Sono arrivata in fortezza, felice e arrabbiata allo stesso tempo per via degli otto euro richiesti all’ingresso.

Al crepuscolo, con le gambe tremanti di fatica, ho scoperto esserci un altro varco, gratuito ma meno visibile dai turisti-polli. È camminando sulle mura – sospese sulla città e nel tempo – che mi sono accorta del punto da cui passano uomini e capre.

Le mura costeggiano case e panni appesi da un lato, il mare e le mastodontiche navi dall’altro. Alla fine del percorso, sventolavo al vento come la bandiera del Montenegro, godendomi un altro sorprendente tramonto.

Porta di Kotor

Uno degli ingressi della città

La sera, invece, ho passeggiato di nuovo nella Kotor affollata, apparecchiata per i famelici turisti, che come formiche occupavano ogni sedia, ogni posto libero. Sarà per questo che non ho mangiato così bene, in Montenegro: molte le “pizzerie”, poche le trattorie autentiche e da cercare con il lanternino. Tra queste, segnalo il Bastion (Stari grad 517), dove ho mangiato dell’ottimo pesce, nonostante la sua posizione centrale (si trova accanto a uno degli ingressi).

Ma la cosa bella della sera è un’altra: la possibilità di vedere le rocce illuminate. La luce sembrava lava, a delineare la forma di un vulcano. Mai connubio tra mare e montagna fu più felice.

E poi i gatti: ce ne sono a centinaia in giro per la città, tanto che viene da chiedersi il perché. Sembra che tutti i felini della Grecia si siano trasferiti a Kotor.

La notte, finalmente, tornavo a casa: costeggiando il trafficato stradone a piedi, mi buttavo in una viuzza laterale, piena di anonime villette. E qui, protetta dalla montagna che si faceva ancor più presente, camminavo ascoltando i grilli e osservando le luci cangianti dei paesi adriatici: i loro cieli sono indimenticabili.

[Piccola nota a pie’ di pagina: mai più ad agosto, quando le navi da crociera affollano le Bocche di Cattaro e i turisti si riversano per le strade di una città che ha l’anima di un borgo].

Viaggio in Montenegro: i dintorni di Cattaro

Ho fatto il bagno a Perzagno, centro abitato a due passi da Kotor. Difficile trovare spiagge in questa zona: accontentavi di un fazzoletto fatto di ciottoli, anche perché è il preludio verso acque splendide e placide come poche.

Prima di andarmene definitivamente dal Montenegro, mi sono fermata a Santo Stefano, villaggio per vip: l’isolotto, infatti, è una sorta di albergo diffuso che ha visto, tra gli altri ospiti, Sophia Loren e Kirk Douglas.

Mi sono accontentata di un veloce caffè, prima di immettermi tra le strade boscose che separano questo Stato poetico dall’Albania.

Ingresso dell'isola di Santo Stefano, Montenegro

Santo Stefano

 

6 Risposte

  1. valentina

    Credo che il modo migliore per vivere veramente un luogo…sia farlo esattamente come hai fatto tu: senza crearsi aspettative, affidandosi all’istinto, parlando alle “cose” nel momento stesso in cui le si incontra e lasciare che loro ci parlino…e soprattutto saperle ascoltare. Dal tuo racconto Kotor sembra proprio un posticino interessante…sicuramente un po’ minato dal turismo (quale luogo oggi non lo è?)…ma che conserva ancora molta autenticità…

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    • Roberta Isceri

      Grazie mille Valentina, sono contenta che tu abbia colto lo spirito di Kotor. E hai ragione, purtroppo: difficilissimo trovare luoghi non turistici, soprattutto nei mesi come agosto

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  2. Monica

    Mi è piaciuta molto la tua descrizione di Kotor come di “una città che ha l’anima di un borgo”. Per un attimo mi sono immaginata le viuzze affollate e le montagne che proteggono la città. Ad agosto, purtroppo, è difficile non imbattersi nelle orde di turisti però, dal tuo racconto, mi sembra che sei riuscita comunque a goderti Kotor in relativa tranquillità durante certi momenti della giornata 🙂

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  3. MARTINA BRESSAN

    conosco davvero poco il Montenegro e mi è piaciuto leggere questo articolo e farmi trasportare dalle tue parole e della tua descrizione.. hai fatto molto bene a scoprire la città di Kotor facendoti guidare dall’intuito, senza programmi prestabiliti, mentre leggevo le tue parole mi sembrava di essere lì con te.. hai descritto molto bene sia la città che il tuo stato d’animo.. bellissimo!

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