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Anni ’90: ve li ricordate? Immagino di sì, a meno che io non stia parlando a persone dai 18 anni in giù.

A dire il vero, devo ancora capacitarmi che quegli anni facciano ormai parte di un altro secolo. Anche perché, se si esclude la rivoluzione digitale, non vedo tutte queste differenze. Sarà che mi accingo ai 40 ma, se devo cercare uno stile davvero diverso, devo tornare agli anni ’80.

Ad ogni modo, il mio primo vero viaggio risale a ben 28 anni fa.

Nostalgia, nostalgia canaglia…

I VIAGGI DI UNA PREADOLESCENTE

Adolescente con occhiali da sole negli anni '90

Un’altra me

  • Anno 1990.
  • Età: 12 anni.
  • Luogo di destinazione: isola di Paros, Grecia.
  • Mezzi di trasposto: automobile + traghetti.
  • Segni particolari: niente aria condizionata.
  • Ricordo principale di quell’estate: la treccina colorata, che esibivo con orgoglio. Ne aveva una anche mio fratello, di 8 anni. Vi ricordate quanta maestria per rendere quelle treccine inestricabili (duravano qualche mese)?

Viaggiare negli anni ’90 significava impiegare e ore per montare la tenda. Allora non si andava alla Decathlon (ma esisteva?) e a nessuno sarebbe venuto in mente di cambiare campeggio nel corso della medesima vacanza. Troppe martellate e imprecazioni perché l’opera ti si rivoltava contro crollando su un lato.

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  • Anno 1991.
  • Età: 13 anni.
  • Luogo di destinazione: Spagna e Portogallo.
  • Mezzi di trasposto: un Fiat 238 scassato.
  • Segni particolari: malumore preadolescenziale.
  • Ricordo principale di quell’estate: un amoruncolo nato quasi alla fine del viaggio.

Viaggiare negli anni ’90 significava prediligere i mezzi di trasporto propri, soprattutto per motivi economici: l’aereo costava. Fu così che, nel 1991, i miei genitori comprarono un furgone tutto scassato che verniciarono di rosso e le cui ammaccature celarono con adesivi in stile “avventurieri del nord”.

Con il 238 rosso ci avventurammo per l’Europa, attraversando Francia, Portogallo e Spagna. Per ascoltare un po’ di musica, ci affidavamo alle cassette, da conservare all’ombra ché sennò si rovinavano. Cantanti pervenuti: Sting e i Queen.

Questi ultimi furono un regalo per il mio 13mo compleanno. Non i Queen ma l’audiocassetta, ovviamente. Che ve lo dico a fare? Se l’autoradio (da estrarre e portare rigorosamente sotto il braccio una volta arrivati sul posto) era il mezzo dei grandi, il mio era il walkman. Ricevetti anche quello in regalo, per cui attraversai Francia, Spagna e Portogallo travestita da ciò che ero: una preadolescente col muso e le cuffie perennemente alle orecchie. Nel frattempo, mi godevo i paesaggi circostanti.

Il camper era dotato di un “modernissimo” CB. Roba da radioamatori! Ebbene sì, mio padre riusciva a connettersi con camperisti e camionisti di quasi tutta Europa con quell’aggeggio. In assenza di telefonini, comunicavamo così ed era uno spasso ascoltare le voci che arrivavano dall’altra parte! Mio padre, Ry-Ban-dotato, si sentiva uno dei CHiPs.

Anno 1992: il battesimo del fuoco

Macchina fotografica vintage - Anni '90

Macchina fotografica vintage

  • Anno 1992.
  • Età: 14 anni.
  • Luogo di destinazione: Turchia.
  • Mezzi di trasposto: il Fiat 238 scassato di cui sopra.
  • Segni particolari: ormoni in subbuglio.
  • Ricordo principale di quell’estate: amoruncolo “ufficializzato”.

Viaggiare negli anni ’90 a 80 km/h.

Il 1992 fu il mio battesimo del fuoco come viaggiatrice. La guerra imperversava in quella che oggi è l’ex Jugoslavia ma i miei decisero ugualmente di arrivare in Turchia a bordo di quel trabiccolo (vi ho parlato di quel viaggio in un articolo qualche tempo fa).

Strumento indispensabile: il CB di cui sopra. Serviva a connettersi non solo con altri viaggiatori ma anche e soprattutto con gli amici con i quali partimmo. Nel caso in cui ci fossimo persi di vista… [NdR.: l’amoruncolo altri non era che il figlio degli amici dei miei genitori. Non poteva essere più scontata la cosa :D]

Cosa che puntualmente accadde alla frontiera rumena, quando un poliziotto minaccioso ci fece scendere di corsa dal camper. Mio padre non capiva un’acca di quel che diceva ma, dai gesti, emergeva una certa urgenza di denaro. Insomma, rischiavamo di non arrivare alla meta e probabilmente fummo fregati.

Fu solo allora che il CB si rese cosa indispensabile: i nostri amici (dotati di un vero camper Elnagh) non erano nel nostro raggio visivo da qualche giorno. Ci ritrovammo in quel momento grazie a un’espressione che aveva reso famoso mio padre nel locale che gestiva all’epoca: “Vai di bestia”.

Non chiedetemi cosa significhi: io non lo chiederò di certo a lui. So solo che grazie a quelle tre parole, fummo identificati e raggiunti dai nostri amici.

Eh già, ho parlato di qualcosa che ora non esiste quasi più: la frontiera. L’Europa, allora, era tutt’altro che unita e noi dovevamo districarci con problemi e monete diverse dalla nostra.

Affiora adesso alla memoria il volto di un rumeno che ci raccontò piangendo la dittatura di Ceaușescu. Ero troppo piccola per afferrare tutti i dettagli ma ricordo la forte emozione di quell’incontro.

Un’emozione che ci assalì un’altra volta, ancora in Romania: alcuni bambini circondarono il nostro Fiat chiedendo soldi, caramelle, Nivea. Sì, la Nivea. Mia mamma tirò fuori qualcosa dal suo beauty case e lo regalò ai piccoli nomadi, che andarono via entusiasti.

Viaggiare negli anni ’90: lentezza e consapevolezza

Atlante di geografia

L’atlante

Viaggiare, all’epoca, era molto lento. Del resto, quello era un on the road e credo che lo spirito degli on the road sia rimasto sostanzialmente lo stesso.

Lentezza, osservazione.

Consapevolezza.

Non si arrivava a Istanbul in un’ora di aereo, non c’erano controlli e check-in. Era tutto fai da te.

Non avevo telefonini da guardare compulsivamente; al massimo, musica e libri. Mio fratello, invece, si dava ai fumetti. Ovviamente, venivamo regolarmente rimproverati, perché secondo mio padre era un crimine non guardare fuori dai finestrini.

Inoltre, quando si viaggiava in famiglia, si parlava.

In Turchia giravamo come ossessi, prendevamo il sole e facevamo amicizia con le altre famiglie di camperisti. La Cappadocia, allora, non era una meta così conosciuta, tanto meno dagli italiani. Adesso vedo su Instagram tante fotografie dei Camini delle Fate, formazioni rocciose dalla forma fallica (così ci disse la nostra guida a Goreme). All’epoca, pochi sapevano cosa fossero.

Pensate che visitai persino Troia ed entrai nella ricostruzione in legno del mitologico cavallo. Quando lo dissi alla mia professoressa, lei non mi credette e mi derise di fronte alla classe. Non avevo foto sull’iPhone da poterle mostrare nell’immediato ma le avrei dato volentieri uno smacco.

Dopo quest’esperienza, fu tutto in discesa: causa gravidanza materna, i miei decisero di comprare un camper più adatto e di non spingersi oltre la Sicilia.

  • Anno 1993.
  • Età: 15 anni.
  • Luogo di destinazione: Sampieri (RG).
  • Mezzi di trasposto: un Ford Safariways nuovo di zecca.
  • Segni particolari: ormoni impazziti.
  • Ricordo principale di quell’estate: cotta bestiale.

Viaggiare negli anni ’90 vestiti in modo tamarro. A 15 anni, oltre alla prima, devastante cotta, scoprii i braccialetti dell’amicizia o come si chiamavano loro: rosso per l’amore, giallo per i soldi e via discorrendo. Più ne avevi e più eri cool.

Altre mode dell’epoca: i ciucci di plastica, da inserire nei lacci delle scarpe; i body (che dopo un po’ facevano malissimo!) e gli occhiali da sole rotondi o a cuore.

E poi gli chalet sulla spiaggia, il Calippo e i ragazzi con il codino.

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  • Anno 1994.
  • Età: 16 anni.
  • Luogo di destinazione: Sardegna.
  • Mezzi di trasposto: traghetto e gambe.
  • Segni particolari: autonomia.
  • Ricordo principale di quell’estate: l’ingresso nell’adolescenza

Quell’estate partii per la Sardegna con gli scout. Un viaggio memorabile, perché le comodità erano quasi del tutto assenti, un po’ per la filosofia dello scoutismo, un po’ per l’assenza di cellulari. Potevamo chiamare i genitori solo una volta arrivati in paese, facendo la fila davanti alla cabina telefonica.

Se considerate che abbiamo camminato per lo più nei boschi… Goduria!

Dopo il 1994 le cose cominciarono a cambiare: nacquero i primi cellulari e internet. Il resto è storia 😉

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Ringrazio il gruppo Facebook Travel Blogger Italiane per aver preso spunto da un’iniziativa della blogger The Daz Box. Scrivere questo post è stato divertente 🙂

Se volete conoscere altri travel blogger, vi consiglio di dare un’occhiata ad Around the World, blog di Mattia Turci. Troverete un sacco di storie interessanti!

24 Risposte

  1. Raffaella

    Che dire? Un post divertentissimo in cui racconti la storia di un’adolescente che, seppur inconsapevolmente, andava già incontro ad un futuro da travel blogger. Che viaggi avventurosi! Complimenti davvero ai tuoi genitori che ti hanno permesso di vivere delle avventure così “on the road” 😉

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  2. Falupe

    Anche per me il debutto da viaggiatore è stato con un camper. Un 242 allestito tutto da mio padre. Per noi solo viaggi in Italia. Lui amava il nostro Paese è gli piaceva girarlo da nord a sud. Grazie Roby per avermi fatto ricordare splendidi momenti.

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  3. Marco

    Il mio primo viaggio è stato su una 128 bianca con i sedili rigorosamente in pelle, di quelli che quando fuori c’era il sole non ti ci potevi nemmeno sedere sopra senza rischiare di lasciarci attaccati sopra pezzi di carne. Ma erano gli anni Settanta, altro che Novanta…

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  4. K AROUND THE WORLD (@konsuelogennari)

    Come si viaggiava diversamente. Anche noi viaggiavamo sempre in auto, principalmente in giro per l’Italia e mi ricordo che la sera spesso andavamo alla disperata ricerca di un hotel,con noi piccoli che chiedevamo a papà se c’era la piscina, all’epoca non c’era booking

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  5. Giulia

    Wow che bei viaggi, l’avventura in Turchia deve essere stata davvero indimenticabile, a parte il malumore adolescenziale. Anch’io ho qualche ricordi di amoruncoli in vacanza, all’epoca sembrava che la lontananza fosse un’idea insormontabile 😀

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  6. marina

    Credo che le sensazioni che tutte noi adolescenti negli anni 90 siano queste che ci hai trasmesso con questo post! Il caldo dei viaggi in auto senza aria condizionata ti segnano per tutta la vita!

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  7. Laura

    A parte gli on the road (i miei erano i classici genitori abitudinari che per 10 anni a fila ci hanno portato nello stesso albergo in montagna) mi rivedo appieno nel tuo racconto. Che scuola di vita devono essere stati quei viaggi selvatici.

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  8. Erica

    Certo che i tuoi sono stati proprio coraggiosi nel 1992! Condivido in pieno il concetto di consapevolezza e, soprattutto, di dialogo. Essere chiusi in una macchina per ore obbligava a parlare, a condividere opinioni e, per fortuna, anche a farsi due sane risate. Ecco, questo è forse l’unico aspetto che un po’ mi manca di quel periodo. Io e Fabio siamo dei gran chiacchieroni ma viaggiando spesso in aereo è inevitabile che la chiacchiera si limiti a pochi scambi di battute!

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    • Roberta Isceri

      Esatto Erica, stessa cosa per me e Francesco. Sì, si parla ma si è anche circondati da altre persone. Inevitabilmente, si sta più attenti, si è meno liberi

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  9. Gloria

    Quante cose sono cambiate mamma mia:( che ricordi! Io mi ricordo la prima opel corsa bianca la sognavo come macchina del futuro! Pensare che adesso mi sto domandando come faceva ad andar avanti!

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  10. maria millarte

    La tua bellezza non è cambiata affatto, però. Un altro post sui Viaggi 90 che leggo tutto d’un fiato e mi riporta alla mia giovinezza. Che tempi!!!!

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