Viaggiare da soli: pillole di esperienza per chi non ha coraggio

Viaggiare da soli: pillole di esperienza per chi non ha coraggio

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Viaggiare da soli: è da tanto, troppo tempo che non lo faccio. I motivi sono vari ma c’è n’è uno che mi allarma più degli altri: “quando si è giovani, si è molto più free e wild”.

Ho messo le virgolette perché non sono parole mie: a pronunciarle, una viaggiatrice che seguo da poco tempo su Instagram.

Instagram… Il social dei pensieri più o meno profondi (e più o meno veri). Dietro le immagini, soprattutto di viaggi, c’è molto di più. La libertà, per esempio. Che la si cerchi, la si trovi, la si tema, è lei la regina.

Pensieri sparsi, questa mattina, che mi hanno riportata alle volte in cui ho viaggiato da sola. Ho quindi pensato di dedicarvi un post, raccontandovi perché bisognerebbe viaggiare da soli almeno una volta nella vita. Non importa se si opta per una località vicina o lontana: è il principio a essere dirompente, soprattutto se si parla di donne.

Io l’ho fatto e le domande che mi hanno rivolto non sono state poche. Da “e LUI non ti dice niente?” a “non hai paura?”. Non mi dilungherò sulle considerazioni relative alla mentalità comune ma vi parlerò dell’ebbrezza che ho provato ogni volta che mi sono messa alla prova (perché di questo si tratta).

Viaggiare da soli: che cosa significa?

Ragazza di spalle che fotografa la cattedrale di Saragozza
Viaggiare da soli è un’ottima idea
  • Viaggiare da soli significa, anzitutto, avere la capacità di stare da soli. Sono necessari due prerequisiti, a mio avviso: un passato che, in qualche modo, ci ha condotti ad amare la solitudine e una buona dose di introversione. E qui mi tocca sfatare un mito: essere introversi non significa non amare la compagnia ma avere il desiderio (raro per altri) di stare con se stessi. Conosco persone che non ci pensano minimamente e che, quando si ritrovano nell’indesiderata situazione, si attaccano al telefono pur di sentire almeno una voce.
  • Viaggiare da soli significa non prestare troppa attenzione a cosa pensano gli altri. In città accade di rado ma nelle piccole realtà andare al cinema in solitaria, ad esempio, espone allo sguardo altrui. Insomma, il mestiere si impara da casa.
  • Viaggiare da soli significa un’amica che ti dà buca all’improvviso e tu che parti lo stesso per quel viaggio programmato da tempo. Mi è successo qualche anno fa: avevo organizzato un weekend fuori ma, all’ultimo, T. non è più potuta partire. Secondo voi mi sono fatta scoraggiare? Dopo qualche giorno, ero lì a decollare per l’Inghilterra. Vi assicuro che non è stato facile non farmi sopraffare dalla tristezza dell’”abbandono”.
  • Viaggiare da soli significa fare un corso di lingua all’estero. Soli sì ma anche in compagnia, in questo caso. Frequentare una scuola, infatti, assicura la conoscenza di altre persone e, allo stesso tempo, spazi di libertà. Come dimenticare quella volta in cui, di sera, mi sedetti da sola al bancone di un bar a bere una clara? No, nessuno mi ha importunata: fortunatamente, gli spagnoli sono abbastanza evoluti da non pensare che donna sola uguale donna disponibile.
  • Viaggiare da soli significa vincere una borsa di studio e partire, questa volta, per l’altra parte del mondo: la California. Anche in casi del genere, si è soli fino a un certo punto: inutile dire che l’ambiente universitario permette di entrare in contatto con altri studenti. Questo accade soprattutto all’estero, dove gli italiani si riuniscono più volentieri che in Italia! Non posso dimenticare la bellezza della condivisione delle mie giornate con ragazzi che si trovavano nella stessa situazione. E non posso dimenticare la mia domenica solitaria a Tilden Park, parco immenso di Berkeley né i miei giri per San Francisco, senza nessuno a incalzarmi.
Viaggiare da soli: ragazza in cima a Twin Peaks, San Francisco
A San Francisco
  • Viaggiare da soli significa provare l’ebbrezza della libertà: la stessa che ho provato io, semplicemente camminando per strade a me straniere e che, improvvisamente, diventano casa. Pare che i sensi ti si aprano all’improvviso, che i colori diventino più vividi e i suoni più nitidi. È così che accade a chi vive ingabbiato. Perché tutti siamo ingabbiati, vero? E non parlo delle convenzioni sociali (bisogna scendere a patti con loro, anche se si fa del viaggio la propria vita). Parlo della museruola che ci mettiamo da soli, a causa di regole stringenti a cui spesso ubbidiamo senza che nessuno ce lo chieda.
  • Viaggiare da soli significa provare tristezza, malinconia (sì, capita) e dover far fronte a queste emozioni scomode. Se vi chiedete quando mi sia successo, mi viene subito in mente quella sera a Londra in cui, dopo aver mangiato una jacket potato in un pub, non sapevo più cosa fare. Avevo camminato tutto il giorno ma era troppo presto per tornare in albergo. Ho vagato un po’ per le strade illuminate, con la ruota panoramica sullo sfondo, e in quel momento avrei tanto voluto avere qualcuno accanto. Ricordo che chiamai i miei genitori ma non volevo dargli troppi pesi, per cui mi limitai a una telefonata generica, pur di sentire la loro voce. Beh, il giorno dopo ero a zompettare felice per Hyde Park e poi a Cambridge, dove conobbi una ragazza con cui mi ero messa d’accordo prima della partenza. Siamo rimaste amiche per anni.
  • Viaggiare da soli significa centrarsi, scoprire risorse che non si sapeva di possedere ed esportare queste risorse nella vita quotidiana.

Viaggiare da soli non significa indossare l’abito della sfida, fingere autosufficienza, fare gli strafottenti verso quella società di cui, però, abbiamo bisogno. Non significa nemmeno mettersi alla prova in situazioni a rischio o andare chissà dove pur di dimostrare che ce la possiamo fare: in fin dei conti un atteggiamento del genere dimostra dipendenza dallo sguardo altrui, no?

No, viaggiare da soli è uno stile di vita di cui è necessario appropriarsi nella quotidianità. Spagna, California, Inghilterra: l’esperienza all’estero è sicuramente un incentivo e rafforza le proprie capacità. La vera sfida, però, è non farsi incastrare dagli schemi che noi stessi disegniamo, inventarsi ogni giorno, essere nuovi a se stessi. Senza frenesia ma con tutta la tranquillità di chi conosce la vera meta del viaggio: la conoscenza profonda di se stessi.

Da ambassador di Momondo quale sono, non posso che invitarvi a dare un’occhiata al sito per trovare e confrontare i voli più economici. Io ho già individuato la prossima meta per me… Perché, per tornare alle parole di inizio post, se quando si è giovani si è molto più free e wild, io ho deciso che da grande voglio diventare giovane.

10 comments found

  1. Viaggiare da soli significa anche fare un percorso verso la propria soggettività. Mi fanno un po’ ridere questi presunti profeti del web che parlano di illuminazioni improvvise o di impensabili scoperte mentre sono in giro. Quando sei in viaggio da solo non scopri nulla di nuovo. Scopri solo ciò di cui sei portatore. Ecco perché viaggiare da soli: per mettersi allo specchio e rendersi conto che in noi ci sono alcune cose eccellenti e, forse, altre da mettere a posto.

    1. Marco, possiamo criticare in privato un paio di libri di grandi travel blogger usciti ultimamente? Sono d’accordo con te al 100%! Basti pensare a Seneca:“È l’animo che devi cambiare, non il cielo sotto cui vivi!”

  2. Io ho fatto pochissimi viaggi da sola e me ne pento. Porto dei ricordi bellissimi di quei momenti. E’ un viaggio dentro se stessi che periodicamente andrebbe fatto. Non potrei che essere d’accordo con le tue parole. Io dico sempre che viaggiare mi rende una persona migliore, ma è quando viaggio da sola che vado nella profondità di me stessa e scopro lati di me che sono sempre esistiti ma che anche involontariamente tendevo a non far emergere. Mi vedo più libera, più sicura e al tempo stesso più tranquilla. Potrebbe sembrare un controsenso, viaggio da sola e ho meno preoccupazioni, ma in realtà è proprio così.

    1. No Simo, non è un controsenso… E te lo dice una che è accoppiata. Nei viaggi in solitaria provo emozioni differenti, altrettanto valide. Sono esperienze che ti arricchiscono, ti mettono alla prova, ti regalano libertà. Comunque tu hai fatto una bellissima esperienza a Malaga e puoi considerarlo a tutti gli effetti un gran viaggio in solitaria. Adesso ne devi organizzare altri, anche piccoli.

  3. Viaggi di piacere da sola non ne ho praticamente mai fatti, mentre ho viaggiato parecchio per lavoro. Non so se sia la stessa cosa. Certamente per come sono io avere un’agenda già definita al millesimo di secondo (come nel caso di viaggi di lavoro) aiuta, altrimenti finirei per farmi guidare dalla pigrizia e dai mille dubbi.
    Mangiare a sola al ristorante non mi disturba, mentre invece muovermi da sola in territori che non conosco e senza punti di riferimento un po’ mi intimorisce.

    1. Ma sai, viaggiare da soli non è indispensabile… Può essere un’esperienza elettrizzante ma non è detto che la mia esperienza valga per tutti. Ci sono persino dei periodi in cui un amante dei viaggi in solitaria è intimorito o impigrito, quindi non è affatto scontato. Ma perché mi chiedi travel blogger o travel vlogger? 😀

  4. Quanto ti do ragione Roberta! Ho aspettato 57 anni, con la nascita del mio nipotino, per dire parto da sola. Non fare una vacanza da sola ma soltanto percorrere mille chilometri da sola. 9 ore da sola lontana da casa. Ero agitata e gasata allo stesso tempo. Alla fine felice.

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