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Mangiare è viaggiare: piccolo memorandum sull’importanza della cucina italiana

Quando decisi di aprire un blog, optai per il nome Italiaterapia per un motivo: ero spinta dal desiderio di mettere in luce ciò che di bello l’Italia aveva di offrire. Non di bello: di terapeutico. Ero sfiduciata, in quel periodo, e avevo bisogno di ritrovare il mio amore per un paese che non mi dava molte soddisfazioni.

Se ripenso a quell’idea, provo una tenerezza convinta: credo ancora che l’Italia possa essere un paese terapeutico per tanti, tantissimi aspetti. Uno di questi, sicuramente, è la cucina. Una cucina che non dovremmo snaturare con ingredienti di bassa qualità e con la fretta tipica del 90% della popolazione.

Chi di noi, infatti, impiega ore a preparare il pranzo e la cena? Chi nello scegliere i prodotti al supermercato? Domande che dovremmo porci e che mi hanno spinta, lo scorso 10 novembre, a partecipare a un evento dal titolo invitante: “La dieta mediterranea come sfida culturale del futuro”.

Quando sono stata invitata a partecipare al Mediterranean Diet Roundtable, presso Nuova Fiera di Roma, ho subito accettato: credo infatti che mangiare sano, valorizzando la dieta mediterranea, sia una sfida importante, a maggior ragione in un’epoca in cui il fast food (e la fast life in generale) la fa da padrone.

Mangiare è viaggiare: la cucina di Fiumicino

All’evento hanno partecipato diverse “stelle” della cucina, tra cui lo chef Gianfranco Pascucci, proprietario di Pascucci al Porticciolo, ristorante gourmet di Fiumicino. Dopo aver assistito alle sue performance in diretta (ha preparato un ottimo piatto a base di pesce), mi è venuta voglia di conoscere meglio il territorio di Fiumicino. Non tutti sanno, infatti, che la città e i suoi dintorni nascondono molti tesori, tra cui il Parco Archeologico di Claudio e Traiano e l’Oasi di Macchiagrande.

Cucina e territorio, infatti, vanno di pari passo: non si può conoscere l’una senza addentrarsi nel secondo e viceversa (ecco quindi che torna a galla il concetto di Italiaterapia…). Attenzione: prediligere la dieta mediterranea, per me, non significa non sperimentare altre cucine o non accettare contaminazioni. Tutt’altro: amo i piatti tradizionali rivisitati. Allo stesso tempo, penso che abbiamo il dovere di preservare la nostra cultura, perché avere solide radici è fondamentale.

Mangiare è viaggiare: lo chef Gianfranco Pascucci alla Fiera di Roma

Gianfranco Pascucci al lavoro

Mangiare è viaggiare: la salute degli oceani

Altro argomento di urgente attualità: la salute degli oceani. Sapevate che la sovrapesca, per esempio, sta riducendo i grandi predatori? Insomma, non solo raccolta differenziata e simili: sono tante le azioni che andrebbero cambiate, a livello micro come a livello macro.

Cosa c’entra la cucina, in questo caso? Semplice: si parte dai consumatori. Ognuno di noi, infatti, consuma 29 kg di pesce all’anno. L’Italia si piazza ai primi posti, preceduti solo da Portogallo, Spagna, Francia e Svezia. Questo, oltre ad aver indotto la sovrapesca, ha anche aumentato le importazioni. E pensare che, fino a pochi anni fa, il Mar Mediterraneo forniva sussistenza a tutti noi!

Ecco perché il WWF, insieme a EJF (Environmental Justice Foundation) hanno avviato una collaborazione con diversi partner europei ed extraeuropei. Lo scopo è proprio quello di rendere la pesca più sostenibile, abbattendo le pratiche illegali e lo sfruttamento dei mari.

Ma cosa suggerisce il WWF?

Mangiare è viaggiare: i suggerimenti del WWF

  • Diversifichiamo gli acquisti
  • Stiamo attenti alla provenienza dei prodotti, preferendo il pescato locale “a miglio zero”. Se compriamo pesce surgelato, controlliamo la certificazione MSC per la pesca/ASC per il pesce allevato
  • Attenzione alla stagionalità (a vantaggio dell’ambiente e del suo equilibrio ma anche del nostro)
  • Scegliere solo il pesce adulto o superiore a certe dimensioni. Questo per permettere un normale ciclo vitale della specie

Questo riguarda il pesce ma è applicabile a qualunque altro alimento.

Il mio invito è quello di informarci: esistono riviste, libri e documentari estremamente interessanti. Persino Instagram, in quanto social basato su immagini e riflessioni, potrebbe essere usato in maniera migliore. Cominciamo a essere noi stessi diffusori di pensieri e comportamenti virtuosi. Diventiamo influencer, sì, ma nell’accezione sana del termine, non in quella vanesia.

Mangiare è viaggiare: slide su monitor presso Fiera di Roma

La salute degli oceani

Molti altri gli argomenti trattati durante la giornata: dalle farine utilizzate per preparare la pizza alla tradizione contadina delle Langhe, dal cacao ecosostenibile al vero brodo mediterraneo. Il tutto a vantaggio di una sempre maggiore intelligenza nutrizionale, una qualità non da poco considerato il binomio cibo-malattie e il rischio di perdere un patrimonio fondamentale per l’umanità qual è la cucina italiana.

Mangiare è viaggiare. E quando si viaggia, non si sfrutta: si conosce.

 

 

8 Risposte

  1. Ale Carini

    Trovo l’evento molto interessante soprattutto per un motivo: mangiare è viaggiare!
    Quando si visita un luogo che sia in Italia o in un remoto punto del pianeta, per cogliere un’essenza importante della cultura e per entrare di più nello spirito del viaggio è importante mangiare la cucina locale, che racconta, spesso più di mille parole, storia e tradizione! Ci sono anche diversi approfondimenti sulla cucina italiana che mi piacerebbe fare. Credo che di imparare così come di viaggiare non smetterò proprio mai!

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    • Roberta Isceri

      A chi lo dici Ale… Siamo in due! E sì, come te penso che, per entrare in contatto con un popolo, sia necessario assaggiare la sua cucina. Stessa cosa si può dire per l’Italia, considerando che molte persone mangiano sempre i soliti piatti, senza osare di più.

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  2. Raffi

    E’ proprio vero: mangiare è viaggiare. Ma bisogna anche imparare a mangiare in modo sostenibile. E in questo post spieghi bene come fare. Grazie. Mi hai ricordato che non possiamo sempre “prendere”, ma dobbiamo anche “rispettare”.

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  3. ingrid Mestrinaro

    Cara Roberta, tocchi un argomento di una grande importanza e quello che dici è giustissimo: si parte dal consumatore. Questo purtroppo non sempre lo teniamo a mente; fino a quando non cambieranno i consumi il mercato non si adatterà. Questa è la filosofia sulla quale si basa il mio “nuovo” stile di vita, più sostenibile.

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    • Roberta Isceri

      Ingrid, sei un esempio allora! In effetti, tanti consumatori sono ignari della maggior parte delle conseguenze che le loro azioni hanno. Del resto, chi ha l’interesse di informare le persone?

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  4. Veronica

    Profonda ed illuminante come sempre! Nonostante l’Italia sia spesso considerata la patria della buona cucina, troppo spesso mi ritrovo di fronte a molta ignoranza riguardo la provenienza dei cibi e la sostenibilità delle colture e/o allevamenti. Mangiare è bello (io poi sono una buona forchetta!), è cultura, scoperta e conoscenza. Bisognerebbe però parlare un pò più spesso di certe tematiche legate alle scelte che facciamo quotidianamente in cucina.

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  5. Monica

    Mangiare è viaggiare, non potrei essere più d’accordo. Ma alla fine mi rendo conto di essere la prima a maltrattare la nostra tradizione culinaria per mancanza di tempo o anche per pigrizia. Nella vita quotidiana spesso mi ritrovo a fare la spesa di fretta senza far davvero caso alla provenienza del cibo. Ma quando ho più tempo o sono in viaggio allora mi piace fare più attenzione alle tradizioni e alla cucina locale.

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